Avanti Savoia!

febbraio 10, 2010 di ava66

Premetto che non mi interessa esprimere giudizi o condanne sulla vicenda che vede coinvolto Vittorio Emanuele, pero’ e’ certamente interessante notare le differenze con cui sono state stilate le schede biografiche dell’ultimo erede di casa Savoia dai diversi telegiornali Rai nelle piu’ importanti edizioni pomeridiane: per il TG2 il figlio del Re di Maggio fu uno sventurato fanciullo che rischio’ di ereditare l’Italia ed invece si vide costretto ad iniziare a lavorare a soli nove anni, diventando nel tempo un esponente dell’alta finanza, al limite un po’ spregiudicato, ma che si e’ sempre adoperato per creare ponti tra l’Europa e l’Oriente; in questa scheda non si menziona nemmeno lo scandalo piu’ famoso che ebbe per protagonista Vittorio Emanuele, l’incidente di Cavallo del 1978.
Il TG1 dipinge il principe come un personaggio non proprio limpido, si sottolinea la rottura con le sorelle che non condividono i suoi modi di gestire il patrimonio di famiglia, si menziona di sfuggita l’episodio di Cavallo e si ricorda l’iscrizione di Vittorio Emanuele alle liste della P2.
TGRPiemonte chiede lumi all’aristocrazia torinese, ma non nasconde il passato dell’esponente di Casa Savoia, mentre il TG3 apre con l’immagine di Vittorio Emanuele in manette per la sparatoria di Cavallo, riassumendo brevemente l’episodio che porto’ alla morte del giovane tedesco ma omette di menzionare i legami con la P2.

Il segreto di Grande Ourse

febbraio 10, 2010 di ava66

GrandeourseHo visto le prime due puntate del serial canadese Il segreto di Grande Ourse e non mi e’ piaciuto per nulla, a conferma che anche sul satellite l’estate diventa l’occasione per raschiare il fondo del barile, soprattutto in concomitanza con grossi eventi sportivi.
Nonostante il chiaro rimando, anche iconografico, a Twin Peaks la trama si segue a fatica risultando molto confusa: siamo di fronte alla classica, pittoresca cittadina spersa tra le foreste dove accadono sconvolgenti fatti sovrannaturali, nello specifico ad improvvisi scompensi nella ricezione televisiva iniziano a seguire fatti sanguinosi; probabilmente gli intrecci troveranno un loro equilibrio nei prossimi episodi, ma sono stata infastidita anche dalla pessima delineazione dei personaggi, tutti estremamente sopra le righe, caricaturali, a cui si mettono in bocca di tanto in tanto delle battute sceme per cercare di smorzare la tensione (che per altro non si crea mai).
Come se non bastasse anche la scenografia lascia a desiderare: tra macchine d’antan e abbigliamenti bizzarri non si riesce a capire in quale periodo la vicenda sia ambientata: se 10, 20 anni fa oppure al giorno d’oggi.

Un po’ per caso, un po’ per desiderio

febbraio 10, 2010 di ava66

Fauteuils_dorchestreSeguendo l’esempio della nonna che amando il lusso ma non potendoselo permettere, aveva deciso di viverci in mezzo facendo la cameriera al Ritz, Jessica lascia Macon per tentare la sorte a Parigi: trovera’ lavoro al Bar des Theatres, luogo d’incontro per artisti e magnati nella prestigiosa Avenue Montaigne..

Come sia venuto in mente ai distributori italiani di trasformare Fauteuils d’orchestre (poltrone d’orchesta) nel chilometrico titolo italiano e’ un discorso a parte, resta il fatto che questa commedia corale e’ un vero gioiellino di leggerezza, capace di gettare uno sguardo originalissimo sul bel mondo, sfuggendo ai cliche’ in cui di solito cadono i film che hanno i ricchi come protagonisti.
Leggerezza che offre anche risvolti filosofici mettendo a confronto la vita ossessiva di chi ha un grande talento, il celebre pianista, l’attrice di grido, ma rischia di farsi stritolare l’esistenza dai meccanismi che il successo comporta, e la serenita’ di chi si accontenta di godere della vicinanza con la grandezza, come la vecchia direttrice del teatro, Claudie, che il giorno della pensione confessa di aver sempre voluto essere un’artista ma non avendo talento si e’ limitata a vivere nel mondo dello spettacolo ed e’ stata felice.
Ottimo e variegato il cast: da menzionare Valérie Lemercier, divertentissima nel ruolo di Catherine Versen, l’attrice imprigionata dal successo di una soap opera; ma soprattutto Cecile De France, nei panni di Jessica, personaggio in bilico tra Cenerentola e Candido; l’attrice che nel 2003 era stata una credibile psicopatica in Alta tensione, in questa pellicola ha la freschezza sbarazzina che un tempo avrebbe potuto avere Audrey Hepburn.
Altre armi su cui puo’ contare il film sono la buona sceneggiatura che non ha quasi mai cedimenti, i dialoghi frizzanti, una sapiente colonna sonora, uno spruzzo di romance, una punta di malinconia, Parigi.. et voila’! un film delizioso!

Leningrad Cowboys: Zombie Paradise

febbraio 10, 2010 di ava66

ZombieparadiseQuando alcuni mesi fa la Vodafone mi mando’ un sms in cui mi invitava sul sito per scoprire tutto sulla nuova canzone del loro spot, sorrisi e avrei voluto rispondere: “Abbbelli! Ho riconosciuto subito i Leningrad Cowboys e la loro versione di Happy Together: c’ho pure il disco, comprato alla Virgin di Amsterdam nel 1998 o giu’ di li’!”.
Ora che il laif is nao di Totti e’ stato sostituito da Silvio “zeppola” Muccino e al posto di The final countdown degli Europe c’e una non meglio identificata lagna di Ligabue, l’unica soddisfazione e’ quella di poter trovare anche in Italia il nuovo cd dei Leningrad Cowboys, Zombie Paradise.
Dopo sei anni di silenzio i surreali musicisti finlandesi dal lunghissimo ciuffo sono tornati e sono diventati cattivi, come dimostra anche la copertina del cd: uno scheletro dal lungo ciuffo che beve benzina da una tanica.
Abbandonate le divertenti rivisitazioni a suon di balalaike e cori dell’Armata Russa, in questo disco i Leningrad Cowboys rivedono alcuni classici americani in chiave hard rock, con venature punk: Goldfinger e’ arricchita da svisate di chitarre elettriche, che inacidiscono anche la malinconia di Perfect Day, mentre Puttin’on the Ritz, Manic Monday sono stravolte da un punk irriverente e Ring of fire (proprio quella scritta da June Carter!) ricorda un po’ lo stile in cui Marilyn Manson fece sua Sweet dreams degli Eurythmics, in piu’ ci sono le trombe campionate che sono un inquietante fantasma dei fiati dell’originale.
Potete farvi un’idea del loro nuovo stile guardando il loro nuovo video dove non manca una simpatica resurrezione come ai tempi di Leningrad Cowboys go America.

Billy Wilder

febbraio 10, 2010 di ava66

100 anni fa nasceva a Sucha, cittadina della Galizia, uno dei piu’ grandi registi della storia del cinema, per lui possono ancora parlare i suoi film imprescindibili:

Lafiammadelpeccato_1

La fiamma del peccato 1944

Giorniperduti_1

Giorni perduti 1945

Vialedeltramonto_1

Viale del tramonto 1950

Assonellamanica

Asso nella manica 1951

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Sabrina 1954

Quandolamoglieinvacanza

Quando la moglie e’ in vacanza 1955

Aqualcunopiacecaldojpg

A qualcuno piace caldo 1959

Lappartamento

L’appartamento 1960

Irmaladolce

Irma la dolce 1963

Baciamistupido

Baciami stupido 1964

Primapagina

Prima pagina 1974

Verso il Sud

febbraio 10, 2010 di ava66

VerslesudHaiti, fine anni ‘70: mentre il paese e’ vittima degli orrori della dittatura, un albergo di lusso e’ un paradiso per agiate ed agee’ signore americane che possono contare sulla piacevole compagnia di aitanti giovanotti locali, ma il piu’ ricercato di tutti e’ il bellissimo Legba…

Forse troppa carne al fuoco per questo film che affronta un tema pruriginoso come quello del turismo sessuale femminile, raccontato attraverso le parole di queste donne che sfuggono alla noia, al perbenismo della civilta’ occidentale per concedersi una vacanza di pura evasione alla ricerca del piacere, dimenticando la bellezza che svanisce, la difficolta’ di instaurare un rapporto concreto con un uomo. Parole piene di un inconscio razzismo per cui i neri dell’America del Nord non verrebbero mai presi in considerazione, mentre in questi bellissimi giovani di colore, le signore trovano un qualcosa in piu’, che dovrebbe nascere dal rapporto con una natura incontaminata, completamente dimentiche del potere del denaro, anche quando giocano a fare le “donne moderne” che non si vergognano a pagare, come ostenta Ellen.
Con uno stile molto distaccato e quasi documentaristico il regista spalanca una finestra sulla psicologia di queste donne, facendole raccontare la loro storia mentre guardano direttamente in macchina, Charlotte Rampling (Ellen) ci regala col suo monologo un pezzo di bravura assoluta, quando, gli occhi persi nel vuoto, esprime il suo punto di vista, con parole che, senza volerlo, scoprono abissi di solitudine nella sua vita a Boston, forse lasciando intuire anche un passato violento.
Il film mostra dei cedimenti quando vuol illustrarci anche l’altro alto della medaglia, la vita degli haitiani e in particolare di Legba, la sua indifferente indolenza che lo fa amare da tutte le donne straniere, la sua vicenda sara’ molto drammatica ma i motivi resteranno imperscrutabili: se questo alone di mistero doveva squarciarsi improvvisamente sia per lo spettatore che per le sue clienti dell’albergo, allora alcuni episodi che lo riguardano andavano tagliati, altrimenti la sua figura andava approfondita, concedendo anche a lui, come ad Albert , il direttore dell’albergo, un monologo che raccontasse la sua vita e le sue scelte.

Just say no

febbraio 10, 2010 di ava66

Orso_bruno_jj1_ Dopo il no referendario grido il mio no di sdegno per l’uccisione dell’orso “Bruno”, ammazzato per aver sconfinato in Baviera; benche’ apprezzi l’autocritica del presidente dell’Associazione tedesca per la difesa della natura, Hubert Weinzierl, ho gia’ preso provvedimenti partendo con il mio personale embargo ai mondiali di calcio: quei crucchi che come 60 anni fa vogliono la pelle di un orso italiano per qualche pecora tedesca (per altro l’orso era SOLO sospettato degli attacchi alle pecore) non fomenteranno i loro guadagni col mio televisore!

Tre giorni d’anarchia

febbraio 10, 2010 di ava66

TregiornidanarchiaNei primi di luglio del 1943, Giuseppe torna al paese in licenza premio per aver conseguito la laurea; il 9 luglio gli Alleati sbarcano in Sicilia e gli abitanti del paesino si illudono che la fine della guerra sia imminente ed in attesa che arrivino fisicamente i “liberatori” iniziano a mettere in piedi la democrazia..

Vito Zagarrio, studioso di cinema alla sua terza regia, si ispira a fatti di cronaca realmente accaduti per mettere in scena questo film che racconta l’illusione della liberta’: la speranza che gli americani portassero veramente la democrazia, salvando il popolo dall’oppressione del latifondo e della mafia, un’illusione che dura solo tre giorni, tre giorni terribili e magnifici.
Terribili perche’ non mancheranno le rivalse sui fascisti: il primo gesto del popolo liberato e’ quello di abbattere il busto del Duce che domina la piazza (ricorda qualcosa?). E magnifici per il senso di speranza che a volte riesce anche a contagiare lo spettatore, che pure sa che la Storia avra’ un altro corso.
In quei giorni fatidici il protagonista prende coscienza di se’: figlio del veterinario antifascista, ora moribondo, Giuseppe viene eletto capo del paese per acclamazione, anche se non e’ del tutto desideroso di prendersi questa responsabilita’; dato il suo potere, il giovane viene “corteggiato” dal ricco latifondista e dal capomafia e non sara’ facile per Giuseppe mantenere la propria integrita’, come non sara facile scegliere tra le due donne per cui batte il suo cuore: la bella e disinibita figlia del padrone o la maestrina battagliera ed impegnata.
Non tutto scorre perfettamente nel film, ma e’ innegabile l’impegno del regista e del cast, in gran parte siciliano: accanto alla prova degna di nota di Enrico Lo Verso, si segnala Tiziana Lodato nei panni della maestra e un inconsueto Nino Frassica nel drammatico ruolo del farmacista corrotto.

Vip mio fratello superuomo

febbraio 10, 2010 di ava66

Inizio non proprio felice per la rassegna cinematografica del Gavi Musica e Cinema Festival Internazionale “A. F. Lavagnino” con un capovolgimento del programma: al posto de L’armata Brancaleone alle ore 19 si e’ proiettato Vip mio fratello superuomo di Bruno Bozzetto; ad infastidire non e’ stato tanto il cambiamento di film quanto la sede scelta per la proiezione: sicuramente scenografico, il Forte di Gavi non offre pero’ un’acustica ideale all’interno dei suoi ambienti; spero che la proiezione notturna de L’armata Brancaleone nel cortile del Forte abbia avuto un esito piu’ positivo.

VipmiofratellosuperuomoOrecchie doloranti a parte, e’ stato un vero piacere rivedere Vip mio fratello superuomo.
Protagonista della vicenda e’ Minivip, stortignaccolo e debole rappresentante di una stirpe di superuomini, i Vip che da sempre veglia sul genere umano, combattendo il male con i loro superpoteri. La nascita di Minivip si deve ad una svista del padre che fraintendendo il suffisso “super” relativo al supermercato si sposa con un’anonima cassiera generando cosi’ due gemelli: Supervip, prototipo dei superuomini e Minivip dai poteri molto limitati. Frustrato dal senso di inferiorità verso il fratello, Minivip parte per una crociera e naufraga su un’isola dove la terribile Happy Betty con il suo entourage di scienzati e milizie tedesche e l’esercito di piccoli operai orientali, sta progettando dei missili-cervello che condizioneranno l’intero genere umano ad acquistare i suoi prodotti. Il supereroe in formato ridotto riuscira’ a sventare il terribile piano ed a trovare la donna della sua vita..

Se si pensa che il film e’ del 1968, non si puo’ far altro che ammirare l’acuta lungimiranza del cartonista italiano Bruno Bozzetto che in questo lungometraggio prende di mira il condizionamento al consumo imposto dalla pubblicita’ e dalla televisione, scenari che oggi si sono puntualmente avverati come quello del mito della prestanza fisica: il protagonista piccolo ed occhialuto ricorda la fisionomia di Woody Allen e del resto il film e’ una coproduzione italo-americana e furono gli americani ad imporre la figura del fratello perfetto Supervip: Bozzetto avrebbe voluto come solo protagonista Minivip, anticipando anche il topos del superoe con problemi che nei comics USA prendera’ piede solo negli anni ‘70.
A far ridere non e’ solo la satira: ci sono delle gag visive molto gustose come quella che gioca con l’assioma “pesce grande mangia pesce piccolo” con un divertentissimo colpo di scena finale.
Paolo Mereghetti nel suo dizionario sottolinea giustamente il debito che Gli incredibili ha nei confronti del film di Bozzetto, a partire dalla ripresa del costume dei supereroi.

Il sito di Vip mio fratello superuomo

L’aquila nera

febbraio 10, 2010 di ava66

AquilaneraCi vuole sempre molta pazienza per seguire il Gavi Musica e Cinema Festival Internazionale “A. F. Lavagnino” che da appuntamenti molto laschi per le proiezioni ma poi riesce a regalare delle vere perle come questa versione musicata da Madaski de L’aquila nera , ultimo film di Rodolfo Valentino (tra l’atro qualcuno dovrebbe informare Steve Della Casa che Rudy mori’ di peritonite e non suicida scatenando una ridda di folli epigoni!)

Tratto da un racconto di Puskin, il film narra delle vicende del bel luogotenente Dubrosky costretto a disertare per sfuggire alle insistenti attenzioni dell’attempata zarina; tornato nel villaggio d’origine trova il padre in punto di morte e il paese in mano al perfido Kyrilla; diventato il vendicatore che si nasconde dietro la maschera dell’Aquila Nera, Dubrosky abbandonera’ i propositi di vendetta per amore della figlia del suo nemico, Masha.

Non avevo mai visto un film con Rodolfo Valentino e devo dire che sullo schermo il suo famigerato fascino che non mi aveva mai colpito dalle fotografie, e’ effettivamente irresistibile.
Dotato di una grande mimica ed espressivita’ (avrebbe retto all’avvento del sonoro?) l’attore dimostra anche molta ironia al punto tale che rifiutato dalla bella di cui e’ innamorato lancia uno sguardo beffardo in macchina (va ricordato che e’ l’ultimo film girato da Valentino, quando la sua fama era all’apice).
Il film e’ molto ben costruito, ricco di colpi di scena; il quasi esordiente regista (aveva debuttato dietro la macchina da presa nel 1920) Clarence Brown sperimenta anche moduli espressionisti interessanti come l’ombra della pistola che punta al cuore del perfido Kyrilla; c’e’ anche un raffinato gioco con l’illusione creata dall’apparenza dato dai continui scambi di persona e da alcune scene che possono essere interpretate in modo completamente diverso da quello che realmente rappresentano (il massaggio che a prima vista pare uno strangolamento).
E’ anche la prima volta che mi capita di ascoltare un film muto musicato con musica tecno, Mada&Rudy e’ un esperimento perfettamente riuscito: creato un modulo sonoro che e’ il laif motiv del film, l’artista lo arricchisce sonorita’ elettroniche che sottolineano espressivamente l’emozione visualizzata dalla pellicola.